teatro d'autore
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Nuova Drammaturgia

La sezione “Nuova drammaturgia” si basa su un concetto di scrittura, come di allestimento e di regia, maggiormente contemporaneo.
Le storie che si raccontano sono quelle dimenticate, le storie dei vinti non dei vincitori, il racconto umano più di quello politico, lo sguardo all’altra faccia della medaglia che è stata osservata troppo poco.
Anche la regia, come la scrittura, si ispira al concetto pirandelliano del “dramma nell’ampolla di vetro”: tutto accade in uno spazio immobile in cui luci creano atmosfere e gli attori mutano la loro interpretazione, il tempo passa velocemente ma il vissuto profondo delle relazioni diviene elemento centrale su cui si snodano storie globali e complesse, ritradotte dallo sguardo dei protagonisti in un linguaggio più semplice e più immediato.

DSC_5501ROSSO CAFFè

Adattamento e regia Silvia Imperi
Aiuto regia Simone Càstano
Interpreti: Cecilia di Giuli, Simone Càstano, Silvia Imperi
 Costumi: Stefania Pisano
 Musciche e tecnica audio-video: Giacomo Agnifili, Simone Santamaria
 Video –art: Andrea Abbatangelo

 

Lo spettacolo tratta il macro tema della memoria storica prendendo come pretesto una delle tante storie della seconda guerra mondiale, ma questa volta lo sguardo è quello di una SS.

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STORIA

La storia è ambientata in una soffitta  in cui  una giovane donna di nome Miriam con il suo compagno Thomas, riporta alla luce un vecchio diario.

Il diario è quello della madre di lei che scopre essere stata una SS, il cui vero nome era Hanna.

Si raccontano e rileggono fatti, avvenimenti, attraverso gli occhi di una tedesca che credeva nel sistema nazista e che, a quel sistema si era affidata.

In questo viaggio continuo tra il presente di Miriam e il passato di Hanna ecco il personaggio del Tempo che con la sua bicicletta e  le sue acrobazie si muove tra questi mondi paralleli con un linguaggio dissacratorio e ironico.

Il viaggio è accompagnato anche da Ludwig ,amante di Hanna, e Thomas, innamorato di Miriam; queste presenze maschili così diverse tra loro imprimono negli occhi dello spettatore l’ immagine della deformità della natura umana e di quanto essa possa cambiare.

Lo spettacolo parla di umanità perché è attraverso il diario di una SS che lo sguardo viene filtrato, dall’ apertura del campo di Auschwitz , al rogo dei libri del ’39, alle selezioni del ’42 dei deportati ,alle separazioni familiari di Drancy, agli esperimenti del ‘ 43 ,all’ arrivo dei dottori, nello specifico del Dott.  Mengele, fino all’ arrivo dei russi e allo smantellamento del campo di sterminio per eccellenza.

La tematica di riferimento è certamente l’ accettazione del diverso ma lo spettacolo si può definire surreale poichè il personaggio che delinea il viaggio tra il presente e il passato è il Tempo, figura pantomimica ispirata alla clownwrie francese .

Insolito è anche l’ utilizzo della video-art che evidenzia  fatti, persone, eventi che vengono  video proiettati non come cronaca, come documentario, ma come immagini di suggestione attraverso contrasti cromatici e stilistici.

La musica anche è inedita, scritta per l’ occasione da Giacomo Agnifili e Simone Santamaria, musica ritmica e dissonante,  ripercorre provocatoria anche gli strumenti propagandistici adottati durante il nazismo, ricreando atmosfere di allora  che sappiano però colpire le corde di un giovane contemporaneo .

 

ROSSO CAFFè regia Silvia Imperi

Vincitore del progetto memoria : https://vimeo.com/channels/progettomemoria/59918724
Video Art di Andrea Abbatangelo

montaggio video dello spettacolo Greca Campus

Un ringraziamento particolare a Frnacesco Petti, Michela Coppola e Michela Mucci

CRONACHE DI UN UOMO D’ AFFARI IN TEMPO DI GUERRA

cronahce 5Regia e drammaturgia Roberto Pappalardo

Interpreti: Roberto Pappalardo, Merone Mario, Pio Stellaccio, Maria Scorza, Silvia Imperi

Costumi e scene: Stefania Pisano

Disegno luci: Michelangelo Vitullo

Musiche originali: Georges Pascal Marchese

 “Cronache di un uomo d’affari in tempo di guerra” vincitrice del Premio “Salviamo i talenti” al teatro Vittoria di Roma, è un dramma domestico oltre che politico –economico che denuncia la fabbrica che isola e disgrega, il rifugio contemporaneo dell’ umano.

Nella Polonia degli anni ’40, martoriata dalla Seconda Guerra Mondiale,  uno spiantato e inquieto imprenditore tedesco, sfruttando le vigenti leggi razziali emanate dal Terzo Reich, riesce a procurarsi i capitali necessari per rilevare una fabbrica in fallimento. Impiegando poi mano d’opera ebrea a basso costo raggiungerà, nel giro di poco tempo, notevolissimi risultati economici e, per la prima volta nella sua vita, sentirà appagata la sua sete di successo come industriale.

CRONACHE DI UN UOMO D’ AFFARI IN TEMPO DI GUERRA di Roberto Pappalardo

Vincitore del premio “Salviamo i talenti”presso il Teatro Vittoria

Video Jacopo Venturiello

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STORIA

Nel momento più florido della sua carriera imprenditoriale però, la situazione internazionale precipita e, con una Germania Nazista oramai alle corde, anche la condizione di numerosissimi Ebrei che egli aveva assunto nel corso della sua intensa attività.

Sul finire del conflitto si troverà così di fronte alla scelta più difficile: salvaguardare la sua condizione e il risultato del lavoro di anni o mettere al sicuro le centinaia di uomini e donne della sua fabbrica, strappandoli all’atroce realtà dei campi di concentramento.

La Storia, inoltre,  si riallaccia agli anni dell’ industria, dell’imprenditoria sfrenata, del commercio, dell’uomo macchina in cui la psicologia dell’io è la psicologia della ripetizione estraniante.

In questo luogo dell’ altrove, tra polveri e uomini dimenticati, risiede nell’ agire la salvezza dell’ uomo moderno che applica invece di inventare, che raccoglie invece di seminare.

La guerra e il confronto col diverso crea la possibilità di restituirsi come uomini, come nuovi individui, non più frammentati, ma storicizzabili..

Il racconto traccia la tematica della ghettizzazione utilizzando l’ industria e il sistema economico come elemento di raffronto e confronto.

Intende, inoltre, indagare il tema della violenza operata dalla maggioranza tedesca sulla minoranza ebrea, sotto una nuova definizione di “violare”, sotto la contemporanea accezione del trapassare e travalicare limiti immaginari che racchiudono sicurezze collettive e rassicuranti ed infine tracciare il limite tra lecito e illecito.

Il lavoro è simbolico, riconoscendo al valore della narrazione e della prosa una suggestiva possibilità di esplicazione.

L’ allestimento vuole rievocare l’ antico bianco e nero degli abiti, degli oggetti, dei dialoghi stessi, per rendere evidente il contrasto tra ciò che di antico si vede e si sente nel modo di parlare, con quello che in realtà è un vissuto molto contemporaneo legato al problema dell’ immigrazione e  dell’ accoglienza sociale.

O MONUMENTO

Drammaturgia e Regia di Silvia Imperi,
Adattamento teatrale di Mario Merone e Federico Salvatore
Interpreti: Federico Salvatore, Silvia Imperi, Mario Merone e Paride Salvatore.
Musiche di Federico Salvatore
Costumi di Armanda Tarquini
Scenografie di Silvia Imperi
Riprese video di Greca Campus

 

“ ‘O  Monumento” è uno spettacolo ambientato pochi anni dopo la battaglia per l’ unità d’Italia dedicato a Federico Salvatore e interpretato dall’ artista stesso.
Spesso delle conseguenze dell’Unità ha parlato il nord, identificando il Sud, come un parassita che ha sfruttato ricchezze che non gli appartenevano.

 

Lo spettacolo “’O Monumento” traccia un cambio interessante di prospettiva poichè questa volta è  il Meridione a parlare, raccontando le contraddizioni successive all’ unità: la storia dei vinti e la storia dei vincitori con un unico stesso linguaggio, quello di chi ha combattuto una battaglia che nessun popolo, né il Sud né il nord sentiva pienamente propria, racconta la disillusione di una vera e propria guerra combattuta sulle spalle del Meridione , della Sicilia e della Campania, che hanno vissuto divisioni ideologiche dure e sanguinose spesso anche all’ interno delle stesse famiglie.
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STORIA

Lo spettacolo  non è drammatico, delinea la storia di un combattente che ha creduto e crede nell’unità , che è orgoglioso di aver preso parte a questo straordinario momento di storia e cambiamento e che fiducioso si trasferisce a Milano per cambiare vita , trovare lavoro , mandare i soldi a Napoli.
A Milano si innamora della figlia di un proprietario terriero e decide, dopo il matrimonio celebrato al nord, di tornare nella sua terra, che ricorda con amore e nostalgia, per farla conoscere alla sua sposa.
La storia comincia qui.
Il protagonista Gaetano, con la moglie Michela  arrivano da Milano a casa dello zio, a Napoli, un uomo brusco, ma di cuore “buono”, napoletano, che parla solo in dialetto , tanto è legato alla sua terra. L’ arrivo di questa ragazza del nord e il ritorno a casa del nipote, di cui non ha condiviso la scelta di combattere per l’unità, crea notevole scompiglio nel panorama delle relazioni familiari.
In casa si  discute rispetto al nuovo assetto dell’ Italia, alle differenze insormontabili per lo zio tra nord e Sud , alla sua incapacità di accettare la moglie milanese del nipote.
L’ incomunicabilità sembra essere l’ unica strada di rapporto ma una serie di imprevisti mobiliteranno la storia: una questione d’ onore lasciata in sospeso da Gaetano prima della partenza rimetterà tutto in gioco,primo fra tutto il rapporto tra lo zio e il nipote.
Lo zio da rude cinico si trasformerà in splendido alleato, imparerà ad amare questa giovane nuora come parte della sua famiglia e difenderà suo nipote a discapito della sua stessa vita.
Lo zio salverà il nipote garibaldino da  una vendetta politica antigaribaldina e lo inciterà a lasciare Napoli e a non tornare.
Il ragazzo prima si lascerà convincere, ma saputo della morte dello zio, tornerà a Napoli con la moglie incinta per affrontare e continuare a combattere una sua personale battaglia , per far crescere il figlio , nato da questa unione nord-sud , come uno dei primi Italiani, facendosi portavoce della prima vera battaglia per l’ integrazione quella cioè che parte tra le mura domestiche, tra le famiglie, tra  gli individui e la loro capacità di condividere.

‘O MONUMENTO di Silvia Imperi

Regia e operatore video Andrea Simonetta

Assistente alla regia Angelo Ferrara

Nel ruolo dei due briganti Gian Marco Macchione e Giovanni Carriero


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